I miei Film
Il Favoloso Mondo di Amelie
Into The Wild
Canone Inverso
Le Fate Ignoranti
Sliding Doors
Se mi lasci ti cancello
Mare dentro
Crash
I miei Libri
Il Gattopardo
L'ombra del Vento
Caos Calmo
Qualcuno con cui correre
Il Paradiso degli Orchi
Nelle Terre Estreme
Achille Piè Veloce
Il Libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares
La Casa del Sonno
La tredicesima storia
Tokyo Blues Norwegian Wood
La mia Musica
Ligabue
Carmen Consoli
Afterhours
Pearl Jam
Subsonica
Vasco
Keane
James Morrison
James Blunt
Muse
Jamiroquai
Aerosmith
Placebo
Franz Ferdinand
Bruce Springsteen
Wallflowers
Negrita
Lenny Kravitz
Ora Leggo...
Le Correzioni - Franzen
Solo la penombra - Carlo D'Alessio
Rimettere le scarpe chiuse ai piedi dopo 3 mesi di infradito, sandali e acqua salata sulla pelle, è un po' come gettare la spugna di fronte a questo autunno che incede. Stamattina ci ho pensato un attimo prima di tirare fuori dall'armadietto le converse, ma dopo l'acquazzone di stanotte, che non ha comunque alleggerito i nuvoloni addensati nei giorni scorsi, mi è sembrata la scelta più sensata per la mia salute.
L'estate sta finendo, perché il server in corridoio ha smesso di surriscaldarsi e le ventole non partono più. L'estate sta finendo perché la mostra di Hiroshige è terminata, e la fila per entrare l'ultimo giorno me la sono fatta sotto la pioggia e il vento. L'estate sta finendo perché il mare è sempre troppo mosso per farsi il bagno, e perché la notte mi tiro su la copertina di cotone senza rendermene nemmeno conto. E la mattina, quando apro gli occhi e la prima cosa che cerco sei tu, ti vedo raggomilato sotto le lenzuola.
E così è anche ora di coprire lo smalto viola: è stata la mia scoperta dell'estate, la mia piccola vittoria. Dopo 27 anni scopro che mi piace colorarmi le unghie, e penso a chissà quante cose ancora non ho fatto nella mia vita, e a quanti piaceri posso ancora imparare a conoscere. Allora non penso più all'estate che è finita, ma a quella che verrà. E all'inverno che mi farà sì coprire le unghie, ma anche scoprire nuove emozioni.
Il mio nuovo anno inizia sempre alla fine dell'estate, portando con sé la scia che lasciano i buoni propositi e le intenzioni di inizio settembre: stavolta sono iscriversi ad acquagym, seguire un corso d'inglese, imparare nuove ricette, regalarsi un abbonamento a teatro per due. Poco importa se non tutti i propositi verranno rispettati, perchè mi danno comunque l'energia necessaria per sistemare nel cassetto il tramonto sulla macchia mediterranea di ostia, i costumi, i cocktail sulla spiaggia, le passeggiate all'isola tiberina.
Non ho paura che arrivi presto questo autunno... ho voglia di indossare sciarpe morbide e di bere tè caldo...



Non parto più, non posso farlo.
Mi aspettavano tre giorni a Praga insieme ai miei genitori, ma le cose sono andate per un altro verso, e il lavoro mi ha trattenuta. No, non è vero, sono io che mi sono trattenuta pensando al lavoro, sono io la solita miss severità.
Fra qualche anno forse sarò in grado di fregarmene e partire lo stesso, ma stavolta è andata così, e io non riesco a combattere contro la me stessa che si fa venire i crampi allo stomaco e che teme di chiedere tre giorni di ferie che in questo momento proprio non andrebbero chiesti.
Non posso fare altro che consolarmi facendo shopping convulso, e regalandomi quel completino liscio di raso color ametista che tanto mi sta bene.
E' l'unico strascico di frivolezza che mi ha lasciato la visione del film Sex and the City di ieri sera, lo giuro... e giuro anche che non vedrò mai una puntata del telefilm, perché il sushi, l' i-phone, le borse di louis vuitton, i bicchieroni di starbucks e i tramezzini di pret a manger fanno molto cool, ma alla lunga stufano.
Quello che fa per me è una cena in terrazzo, con 6 tovaglioli impreziositi da mollettine colorate e bicchieri di plastica. Che per la prima volta mi rendo conto che siamo in 6, che il conto non è dispari, e ringrazio i casi della vita che mi hanno fatto incontrare persone come voi.
Una cena in cui ho assaggiato l'uva col formaggio e mangiato cous cous alle verdure, in cui ho sentito racconti di città mai troppo lontane e da visitare, visto foto piene di luce e colore, e riso di cose semplici e banali (per riconciliarmi con gli anni sprecati), mentre tu mi prendevi in giro per la mie spese abitudinarie e raccontavi di come quella volta, insieme a tuo zio, hai pulito il corpo di tuo nonno, per rispettare una tradizione funebre familiare che nessuna persona sana di mente riuscirebbe nemmeno a immaginare. E proprio tu, col tuo coraggio e il tuo umorismo, mi stai insegnando la gioia e serenità di vivere un amore.
Tu, di sicuro, fai per me.