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martedì, 25 agosto 2009

Forse dovrei iniziare a chiedermelo cos'è.
Questo senso di incompletezza ed eterna voglia di "altro" che non mi fa mai essere pienamente soddisfatta di ciò che faccio, e che mi porta a fantasticare, cambiare, riprogrammare, ridefinire.
Non riesco ad avere pazienza, le mie mani sudano al vento...
Ho un lavoro fisso, interessante, stimolante, e per questo mi sento fortunata.
Ho una casa che ho fatto nascere e crescere dedicandole amore ed energia.
Ho amori e affetti accanto a me, e nonostante questo non soffro di solitudine, e mi piace stare sola con me stessa.
Eppure... è come una costante sensazione di mancata appartenenza...
A certi luoghi. A certe dinamiche. O chissà che non sia l'accettazione forzata di certe regole, di orari sempre uguali, di compromessi a volte troppo razionali.
Fatto sta che il Daruma ha ancora solo un occhio colorato di nero, il che significa che quel desiderio non si è ancora avverato. Il Daruma se ne sta lì, sul mobile dei cd disposti in ordine alfabetico (che è uno dei tanti controsensi che mi appartengono - i cd dalla A alla Z, la lista di tutti i film visti nel corso della mia vita, le foto ordinate nei raccoglitori in ordine cronologico - ), in mezzo a Jeff Buckley e Carmen Consoli e James Blunt e i Subsonica e i Doors, e a tutti i miei compagni chiassosi di riflessioni, a ricordarmi che certi giorni non si batte, certi altri meno, è così che va per tutti.
E non voglio sentirmi dire che se c'è l'amore c'è tutto, perché l'amore c'è ed è grande, ma non è la mia unica ragione di vita. E' una splendida cornice per il quadro che sono io, è una salda certezza, una fonte inesauribile di emozioni e stimoli, ma non è tutto quello che ho.
E io sono risaputamente e tremendamente severa con me stessa, perciò mi tengo stretta i miei pensieri, e non li lascio scivolare come se nulla fosse.
Anzi gli do forma così, che è il modo in cui mi riesce meglio.
Guardala in faccia la realtà, è più sicura.
postato da: LadyMarian alle ore 18:40 | link | commenti (8)
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giovedì, 13 agosto 2009

I nuvoloni si addensano neri sulla Chiesetta di San Quirico. Quando è così, significa che pioverà presto. L'aria è fresca e fina, e la sera non si esce senza le maniche lunghe, figuriamoci poi se si vuole andare a vedere le stelle sulla Tiburtina... peccato che queste stelle si stiano facendo desiderare, un po' per il maltempo, un po' per una luna piena impicciona che ha illuminato il cielo della notte di San Lorenzo.
Mi gira la testa per tutte le persone salutate, abbracciate, incontrate e riconosciute in questi giorni. Credevo di venire qui per riposare, e invece giro in tondo come una trottola da quando sono arrivata. Le amiche di nonna che vogliono conoscere Francesco, le scappatelle al mercato, i tuffi in piscina, gli aperitivi itineranti, le sagre di paese, le cene fuori. Il tutto però, con la mente libera e senza guardare l'orologio. Ho il tempo per fare tutto, ho anche tempo da perdere, e lo spendo solo e soltanto come mi pare. La connessione a 52kb mi ricorda che sono lontana da casa, perché per aprire una pagina ci metto anche un minuto e ho il tempo di assaporarla, di desiderarla.
Cammino per il corso di Tagliacozzo e sento l'odore dei dolci della Massa anziché dello smog, passeggio sotto casa e mi avvolge il profumo di erba bagnata invece che l'afa teverina, la mattina al posto del trapano del vicino è il trattore delle 7 a svegliarmi.
Ma io mi sento a casa allo stesso modo, con la stessa vibrante intensità; forse mi sento solo un po' più leggera. Ed è una bellissima sensazione.


postato da: LadyMarian alle ore 15:03 | link | commenti (2)
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mercoledì, 05 agosto 2009

...e alla fine il divano spaziale è arrivato. Ha fatto il suo ingresso trionfale qualche calda mattina fa, ed è stato inaugurato con uno di quei film che "beh, ce l'abbiamo, vediamolo, ma non so se ti piacerà".
L'OSPITE INATTESO.
Inatteso e sorprendentemente bello, un po' anche perché me lo sono goduta in diverse posizioni: seduta con le gambe distese sulla chaise longue, sdraiata per orizzontale, sulla chaise longue a pancia in giù.

Questo agosto parte in maniera stridente, mi mette alla prova, mi fa mettere in discussione, anche se fa un po' male. Dopo un luglio di concerti, di risate, di mare rubato nel fine settimana e di leggerezza, di postumi da sbornia matrimoniale e di foto del viaggio di nozze da incorniciare, si torna con i piedi per terra. Di strada ne ho ancora molta da fare, e sul lavoro ho appena iniziato a muovere i passi in quello che è un percorso complesso e a volte mortificante, ma che mi appaga ogni giorno un pochino di più.

Tra qualche giorno arriveranno le ferie, ma le sento poco sulla mia pelle. Quello di cui ho bisogno per ora è, più che il riposo, la familiarità, il riprendere il contatto con il mio mondo semplice e quieto, quello delle mie radici. E poi ho bisogno di un po' di acqua salata, e di guardare Francesco che si tuffa dagli scogli, con quel coraggio e quella sfacciataggine che io non avrò mai.

tuffo
postato da: LadyMarian alle ore 18:26 | link | commenti (1)
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