Il Favoloso Mondo di Amelie
Into The Wild
Canone Inverso
Le Fate Ignoranti
Sliding Doors
Se mi lasci ti cancello
Mare dentro
Crash
Il Gattopardo
L'ombra del Vento
Caos Calmo
Qualcuno con cui correre
Il Paradiso degli Orchi
Nelle Terre Estreme
Achille Piè Veloce
Il Libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares
La Casa del Sonno
La tredicesima storia
Tokyo Blues Norwegian Wood
Ligabue
Carmen Consoli
Afterhours
Pearl Jam
Subsonica
Vasco
Keane
James Morrison
James Blunt
Muse
Jamiroquai
Aerosmith
Placebo
Franz Ferdinand
Bruce Springsteen
Wallflowers
Negrita
Lenny Kravitz
Le Correzioni - Franzen
Solo la penombra - Carlo D'Alessio
L'ispirazione viene con una una stupida classifica, di quelle che solo Facebook può spingere a fare; le mie canzoni preferite, e il tentativo di stilare una lista che abbia un senso e soprattutto una fine, condensando e ricordando momenti, serate, occhi, persone, periodi, lacrime, città d'Italia e d'Europa, e tutto quello che di umano sta dietro a ogni singola canzone.
Allora metto tra le prime One HeadLight, conosciuta grazie a colui che mi ha fatto scoprire l'amore e la sofferenza. Metto Ligabue, perché non può non esserci, è la colonna sonora della mia vita e alla mia età non mi vergogno di ascoltarlo con la stessa tenerezza e illusione di quando di anni ne avevo 12; poi ci sono gli Aerosmith con Hole in my Soul, perché l'ascoltavo mentre piangevo per la mia prima cotta andata a male, c'è Vinicio che mi cullava qualche estate fa tra empatia e scelte difficili, c'è Justin Timberlake perché la musica mi piace anche quando sa essere frivola, e poi ci sono i Chemical Brothers perché della musica amo anche il ritmo grezzo ed elettronico, che fa ballare senza pensare a nulla... ci sono i Subsonica con i tormenti auto referenziali, e ci sono altri titoli che per un motivo o per un altro mi appartengono.
Ma ce n'è una che mi stupisce per il suo modo di imporsi nella mia hotlist.
La inserisco così, senza pensarci, e la ascolto e riascolto mentre mi tornano in mente le immagini di ormai 5 anni fa, di quello che sembrava un film e poi si rivelò un grande bluff.
E' Strade di Francia, di Daniele Silvestri; un pezzo che mi ricorda uno dei momenti più finti e sbagliati della mia vita, durato il tempo di rendersene appena conto... di quei momenti che insomma, se si potesse tornare indietro quell'errore uno se lo risparmierebbe volentieri. Uno di quei periodi di cui ci si vergogna un po' e (grazie a Dio!) dai quali si è imparato moltissimo.
La ascolto e mi fermo a riflettere su come sia bello poter sorridere di uno sbaglio e portarselo dentro senza rancori. Finora ci sono riuscita per ogni singolo momento della mia vita, e ho dato senso a quel simbolo che ho tatuato dietro la spalla, che mi ricorda che è tutto un punto e virgola, che il discorso non termina mai, perché ti porti sempre dietro ciò che sei stato, nel bene e per il tuo bene.
Perché le cose non vanno mai come vuoi tu...
...anzi è più facile che cambino ancora di più...
Le cose cambiano e cambio anche io, ma non posso dimenticare ciò che è stato.
Ciò che è stato farà sempre parte di me.


Le 3.32 di notte.
Dormo supina, o almeno credo.
Qualcosa mi sveglia, non capisco se un tremolio o un rumore.
Poi sento le serrande che sbattono, l'armadio che scricchiola.
Il letto inizia a tremare, e io con lui.
Tocco istintivamente Francesco che forse ancora dorme, e con un filo di voce gli dico "Oddio Fra...il terremoto". Prendo un respiro profondo mentre continuo a tremare, e aspetto che la scossa si plachi. Passa qualche secondo e tutto si ferma. Poi iniziano gli squilli del telefono al piano di sotto e di sopra. Noi rimaniamo in silenzio, non ho voglia di chiamare mamma, penso che lei, vivendo al piano terra, non avrà sentito nulla, e non voglio allarmarla.
Eppure ho la sensazione che non sia accaduto qualcosa di "innocuo". Non una scossetta di assestamento ai Castelli, insomma.
Mi alzo per andare in salone e accendere la tv, e passando per il corridoio noto che c'è qualcosa a terra... è il ramoscello di palma che abbiamo preso la mattina a messa; è caduto. E' l'unico "danno" che ha provocato la scossa a casa, ma mi si stringe comunque lo stomaco nel vederlo in terra invece che sul crocifisso a proteggere le nostre mura.
Accendo la tv che sembra ignorare quello che è successo... Marzullo sulla rai, Rihanna su Mtv, un film sconosciuto su canale 5. Sono curiosa di capire cosa sia successo, e soprattutto dove... più che curiosa, direi che sono allarmata.
Riprendo sonno a stento e dopo un'ora, ma comunque mi calmo.
La mattina Francesco si alza poco prima di me per preparare il caffè, mentre io mi rigiro ancora qualche minuto tra le coperte.
Mi chiama ad alta voce; capisco solo le parole "Terremoto" e "L'Aquila".
Mi precipito davanti alla tv, mentre a un tratto l'urgenza di chiamare mamma diventa impellente: devo sapere cosa è successo a Sante Marie.
Nel precipitarmi ripasso per il corridoio; il ramoscello è ancora al suo posto e tiro comunque un sospiro di sollievo.
Le immagini che vedo parlano da sole: non me lo stringono, ma me lo spaccano letteralmente lo stomaco. Mentre nella mia casa veniva giù un ramoscello di palma, durante la stessa scossa migliaia di case crollavano, si sbriciolavano e implodevano uccidendo persone che stavano dormendo, proprio come me.
E' un'idea che non mi fa dormire la notte.
E che mi sveglia puntualmente alle 3.30.







Per me l'Aquila sarà sempre questo: un viaggio con un amico nella mia terra d'infanzia, un concerto, una festa dell'unità, sarà odore di arrosticini e di gioventù, sarà panorami familiari, montagne inframmezzate da paesini, sarà un pendio dolce dove ballare rocksteady, sarà una basilica dalla facciata bianca, sarà un prato dove riposarsi e parlare di noi... sarà custode di un ricordo profondo.