I miei Film
Il Favoloso Mondo di Amelie
Into The Wild
Canone Inverso
Le Fate Ignoranti
Sliding Doors
Se mi lasci ti cancello
Mare dentro
Crash
I miei Libri
Il Gattopardo
L'ombra del Vento
Caos Calmo
Qualcuno con cui correre
Il Paradiso degli Orchi
Nelle Terre Estreme
Achille Piè Veloce
Il Libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares
La Casa del Sonno
La tredicesima storia
Tokyo Blues Norwegian Wood
La mia Musica
Ligabue
Carmen Consoli
Afterhours
Pearl Jam
Subsonica
Vasco
Keane
James Morrison
James Blunt
Muse
Jamiroquai
Aerosmith
Placebo
Franz Ferdinand
Bruce Springsteen
Wallflowers
Negrita
Lenny Kravitz
Ora Leggo...
Le Correzioni - Franzen
Solo la penombra - Carlo D'Alessio
Al diavolo. Al diavolo tutti questi post pieni di paure e insicurezze.
Tutto si aggiusterà. Il lavoro non è TUTTO nella vita. La VITA è tutto.
Ho una casa meravigliosa, con due farfalle colorate appese all'ingresso a vegliare sui miei libri, ho la foto della Tour Eiffel immortalata in tutta la sua sbrilluccicosità, ho un piumone caldissimo e un piattino che mamma mi ha riportato da Berlino che dice di non guardarsi mai indietro, ho una vasca da bagno in miniatura dove rifugiarmi alla fine delle giornate, ho i raccoglitori per la raccolta differenziata sotto casa e l'alimentari che fa il pane buono.
Tutto qui?
No, ho anche un viaggetto in programma, una convivenza in procinto di sbocciare, una amica molto incinta e un fratellino generoso. Ho decine di curricula in viaggio e un nuovo numero di telefono.
Tutto sommato, posso dire che non mi manca proprio niente.
:)
Tic tac tic tac tic tac. Le dita si muovono veloci sui tasti in quest'ufficio, dita a volte stanche a volte frementi a volte isteriche, tra cui le mie che ancora non hanno capito dove arriverò con questo lavoro. Sicuramente non lontano. E' bello occuparsi di cultura, ma è desolante scoprire che proprio la cultura, quasi più degli altri lavori, ha le sue macchie e le sue zone d'ombra: sottopagata, sfruttata, sottovalutata, svenduta. Spesso e volentieri, sorrido nel pensare che 6 anni fa decisi di iscrivermi a Lettere perché volevo condurre il Mondo per mano nel magico cammino dell'Intellettualità, del Pensiero, dell'Arte. Molte cose sono andate diversamente, e oggi mi ritrovo con tanta esperienza non considerata e qualche centinaio di euro fra le mani a fine mese.
Però devo dire che di rimpianti no, non ne ho. Perché ho sempre scelto seguendo l'istinto, e le mie passioni, e sono sicura che in qualche modo avrò la mia ricompensa. Intanto sono preda di sogni premonitori e a volte folli, dove scorre tutto il mio passato, e dove i simboli pullulano in attesa di essere decodificati. Tipo il sogno del concerto di Ligabue a teatro, dove Francesca suonava la pianola; tipo quello in cui ero a Torino insieme a un Sandro silenzioso, tipo quello in cui Riccardo provava a violentarmi, o quello in cui facevo un colloquio in Greenpeace, e abbracciavo piangendo le mie ex colleghe Maria Carla e Federica. Tipo quello dell'altra sera, dove c'era GABRIELE, nostro figlio, un marmocchietto riccioluto e vispo, che non piangeva mai, la gioia di mamma e papà.
Sono sogni vividi, reali; sarà il modo che il mio inconscio utilizza per fare il punto della situazione nel marasma della mia vita, arrivata forse a un giro di boa? Il progetto di una convivenza, la voglia di un lavoro stabile, il desiderio di un figlio. Comincio a sentirli veramente, e un po' mi spavento da sola.
E' domenica sera. Sono appena rientrata da lavoro; oggi al negozio sembravano avere tutti molta fretta di partire per la settimana bianca, hanno comprato guanti, termiche, sciarpe, cappelli buttando tutto per aria e chiedendomi aiuto con voci stridule e disperate, della serie "signorina la prego mi aiuti lei che m'è toccata sta croce della settimana bianca e devo vestire me e due marmocchi ma non so da dove cominciare".
Sono finalmente a casa. Do tre mandate di chiavistello e mi tolgo la divisa con furia, come se dovessi liberarmi di un peso. Stasera mi cucino la carne e una bella insalatona di contorno. Poi mi butto per terra in salone e mangio seduta sul pavimento, ai piedi del tavolino basso che prima o poi ospiterà una bella cenetta stile giapponese.
Accendo la tv. Ultimamente, essendo senza internet né telefono né soldi per affittare film da Blockbuster, lei è diventata mia amica. Non ci stiamo più tanto antipatiche, io la accendo solo quando devo vedere un Tg o Blob o L'altra storia o Niente di personale su La7 e per il resto del tempo la lascio a riposare. Lei ogni tanto mi fa qualche righina rossa e mi sputa rumori strani, ma in generale è accomodante e servizievole.
Accendo la mia nuova amica e faccio un po' di zapping; mi fermo malauguratamente su (canale 5 o Italia 1?), è in onda AMICI. Dire amici è dire tanto; galli nel pollaio che si azzuffano e si urlano contro per 5 minuti di gloria in tv. Poi giro ancora e inciampo su Rete 4; c'è Berlusconi che indossa la sua nuova maschera da aspirante premier populista, e sfoggia una camicia sbottonata giustificandosi così "Mia figlia mi ha detto: vai ai Circoli della libertà, beh mettiti pure tu in libertà!!". Poi giro ancora su La7, e mi fermo a guardare per un po' la monografia sull'Italia e l'America; le sorelle Kessler, lo sbarco sulla Luna, Prisencolinensinaiciùsol (orraittt!) e i figli dei fiori. Bello, bellissimo.
Poi, in tutto il trambusto che fa la tv, sento te: parliamo piano, sussurriamo quasi, ricordando il nostro week end fatto di quotidianità e piccole cose, stupendoci di come si possa essere così simili e allo stesso tempo sentire di non conoscersi mai del tutto e di dover scoprire qualcosa di nuovo sempre, senza stancarsi l'uno dell'altra. Sussurriamo perché non abbiamo bisogno di urlare, e facciamo rumore semplicemente con la nostra presenza, ingombrante, importante, che a volte spaventa gli altri ma sicuramente non NOI.