Il Favoloso Mondo di Amelie
Into The Wild
Canone Inverso
Le Fate Ignoranti
Sliding Doors
Se mi lasci ti cancello
Mare dentro
Crash
Il Gattopardo
L'ombra del Vento
Caos Calmo
Qualcuno con cui correre
Il Paradiso degli Orchi
Nelle Terre Estreme
Achille Piè Veloce
Il Libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares
La Casa del Sonno
La tredicesima storia
Tokyo Blues Norwegian Wood
Ligabue
Carmen Consoli
Afterhours
Pearl Jam
Subsonica
Vasco
Keane
James Morrison
James Blunt
Muse
Jamiroquai
Aerosmith
Placebo
Franz Ferdinand
Bruce Springsteen
Wallflowers
Negrita
Lenny Kravitz
Le Correzioni - Franzen
Solo la penombra - Carlo D'Alessio
"Io ho molto pianto e tanto sorriso
ora il destino lo invento da me
questo l'enigma del paradiso
sarà il mio viso se entrerò in te
Sulla mia bocca tutti gli amanti
si son baciati la prima volta
mi aspetterai dietro l'ultima porta
...la morte è morta, l'Amore vivrà!!!"
ROY PACI - "VIVA LA VIDA"
Un anno fa, lo stesso concerto, la stessa sensazione...
quella di sentirmi bene con me stessa,,,
quando ballo la mia musica, quando canto insieme
alle persone che amo...
Oggi tanti affetti, tanti progetti in più...
Tanta esperienza che è scorsa come un fiume fra le mie gambe...
ha nutrito le radici, e ha fatto germogliare quella che sono io...
... come direbbe Carmen, "una piccola donna".

Questa sera sì, che ho voglia di parlare.
Splinder non riconosce più il mio nickname e mi chiede di registrarmi, forse perché è davvero troppo tempo che non entro in queste stanze virtuali... sarà il tempo che viene meno di giorno in giorno, sarà il bisogno di disintossicarmi da una dimensione che con me ha sempre giocato al contropiede, o sarà semplicemente che i pensieri ultimamente sono altri e non ho la testa per mettermi a creare un post... così stasera scrivo un po' di getto, senza pro-forma e senza pubblicare foto e senza costruire pagine... come si scrive su un diario, magari un diario pubblico, dove sentirsi tanto liberi da ticchettare indisturbati per ore e tanto legati dalle paranoie del "dico-non dico"... Non ho intenzione di fare cernite, né censure. Scrivo quello che viene, e vediamo dove si arriva.
Ho vissuto 5 giorni immersa nella realtà di Napoli, quella della casetta al mare a 10 uscite di tangenziale dal centro, quella dell'acqua limpida ma chimicamente inquinata e dei sacchetti dell'immondizia sparsi sulla spiaggia vuota... poi ho vissuto la realtà della periferia, quella di Casoria, dove si corre davvero in motorino in tre contromano e dove "è meglio se togli il portafoglio dal cruscotto e chiudi la sicura". Ho visto l'ignoranza e il degrado, ho sentito i clacson impazziti del traffico delle sei del pomeriggio e le bandiere del Napoli che è a un passo dal tornare in A. E mi ci sono immersa così tanto in quella realtà, da stare male ieri sera quando l'ho lasciata. Perché insieme alla munnezza, al degrado, a quel lieve senso di inquietudine che si prova a camminare per il molo Beverello dove devi guardarti dall'aprire la borsetta, ho vissuto quello per cui Napoli è così amata da chi la conosce, così rimpianta per chi l'ha lasciata, così entusiasmante per chi la sa apprezzare... il CALORE UMANO. Il sorriso del pasticcere vicino alla 167 che rimane aperto solo per te e ti lascia da parte il babbà più buono dellla giornata, il saluto quasi riverente della signora che entra sul vagone della Cumana, l'inchino del cameriere che ti serve i taratufi ancora vivi, che si muovono se ci spruzzi sopra il limone. E poi la soddisfazione delle signore che tirano fuori le mozzarelle di bufala dai secchi dell'alimentari, piene e tonde come palloni morbidi, pronti a spruzzare tutto il loro succo saporito. La messa della domenica mattina nella chiesetta sperduta di Sant'Anna, dove tre chierichetti ridono alle spalle del prete, che è straniero e sbaglia a leggere la Bibbia, e lo stupore nella gente quando ti chiede di dove sei... "Roma", e la O e la A le pronunciano insieme a te, in un misto di soggezione e curiosità, come se Bacoli fosse il posto più sperduto del mondo.
Ho visto tanti controsensi. Il monumento delle Cento Camerelle, una sorta di acquedotto sotterraneo rimasto intatto di epoca romana, è praticamente abbandonato a se stesso. L'unica forma di custodia, la signora Titina; lo devi urlare forte il suo nome, quando sei sotto la sua finestra, altrimenti non ti sente. E poi la tomba di Agrippina, con l'erba alta intorno e un cancello arrugginito che i bambini scavalcano quando devono raccogliere il pallone. Poi c'è il vero pezzo forte: un'area archeologica sotterranea, una villa romana sommersa, protetta solo da 4 boe che dovrebbero segnalare il confine di oltrepasso delle acque, con intorno ormeggiate le barche, che a loro volta sono a 5-6 metri dalla riva, dove la gente prende indisturbata il sole. Io credevo di essere preparata a qualcosa del genere, ma vederlo coi propri occhi è davvero un'altra emozione. Un battesimo del fuoco, l'entrata nel mondo del paradosso, dove meravigliarti e un attimo dopo incazzarti, e quello dopo ancora abituarti. Come all'immondizia sulle strade statali; ce n'è talmente tanta che sembra far parte del paesaggio, e dopo un po' non ci fai più caso. Non so se è questa la sensazione che vivono le persone che ci abitano, ma vedere i bambini che giocano fra i cumuli difronte alle fermate degli autobus mi ha davvero colpita, e non so se in positivo o in negativo.
Ma in tutto questo il colmo qual'è? Che mi ha emozionato più la tangenziale di Napoli al tramonto della piazzetta micragnosa di Capri.
Anche questa è Napoli no?