Il Favoloso Mondo di Amelie
Into The Wild
Canone Inverso
Le Fate Ignoranti
Sliding Doors
Se mi lasci ti cancello
Mare dentro
Crash
Il Gattopardo
L'ombra del Vento
Caos Calmo
Qualcuno con cui correre
Il Paradiso degli Orchi
Nelle Terre Estreme
Achille Piè Veloce
Il Libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares
La Casa del Sonno
La tredicesima storia
Tokyo Blues Norwegian Wood
Ligabue
Carmen Consoli
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James Morrison
James Blunt
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Jamiroquai
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Bruce Springsteen
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Negrita
Lenny Kravitz
Le Correzioni - Franzen
Solo la penombra - Carlo D'Alessio
Sapevo che NewYork fosse trafficata, e caotica, individualista e stilosa. Sapevo che era trendy fare shopping sulla Fifth e dandy togliersi le scarpe a Central Park. Sapevo che Manhattan era un'isola, e che il Bronx non era più poi così pericoloso. Sapevo delle mille culture, dei mille volti dai mille colori, sapevo dei grattacieli e dei taxi gialli rigorosamente della Ford, e che la voragine di Ground Zero era grande, molto grande..........
Quello che non sapevo era che...
Anche lì esistono mandorli che fanno dei fiori così rosa da sembrare nuvole di zucchero filato
Ad Harlem alla fine della messa ci si prende tutti per mano e si canta a squarciagola, e le signorone dalle acconciature alte e vaporose e i vestiti fiorati esistono davvero, ti abbracciano e ti sussurrano "God bless ya"
I caffè sono molto più gustosi se presi ai banchetti per strada, accompagnati da un bel muffin al cioccolato, e bevuti mentre si cammina di corsa per prendere la metro
A Soho il negozio dell'Adidas non è altro che un grande garage con il dj che mixa dischi e i commessi che ballano mentre servono scarpe
Sutton Place Park è un angolo di pace, ed è romantico proprio come lo descrive Woody Allen in Manhattan, con la sua vista notturna e quieta sul Queensboro Bridge
Al Moma c'è un concentrato così sorprendente di capolavori che ti fa girar la testa
Central Park di domenica pomeriggio è piena di pupattoli che mangiano il gelato, e che corrono in monopattino con una agilità da sembrare adulti
A Times Square gli strilloni vendono gli ultimi biglietti per gli spettacoli di Broadway al 50%, ma la gente è più interessata al tizio che all'angolo della strada vende le t-shirt "I love NY" per 3 dollari
Per capire come funziona la metro bastano due parole: "downtown" e "uptown"
Non esistono bei ragazzi... a meno che non siano di colore :)
L'Abercrombie è il negozio più fuori di testa che abbia mai visto in vita mia
Brooklyn non è solo Ponte, ma strade e palazzi e sobborghi da brivido
Mangiare gli hot dog è un'esperienza, soprattutto se serviti bollenti e morbidi con ketchup e senape a volontà
La Statua della libertà non è poi così grande, e che se L'Empire State Building è il simbolo della rinascita dell'America, allora non devono stare messi così bene...
Intorno a Ground Zero è tutto come prima, tutto... basta attraversare la strada per tornare a infilarsi nella folla pimpante e frettolosa... e sentire l'odore di kebab... ma...
...la piattaforma panoramica del World Trade Center è assalita da migliaia di cavallette che fotografano qualcosa che non c'è, che non ci sarà mai più, qualcosa che s'è portato via con sé 3000 vite e non le restituirà, e non hanno rispetto per la dignità con cui quel luogo ricorda le logiche folli umane
Ho scoperto che mi piace, New York, che è a mia misura, che è bella da camminare e da vivere, e che quando c'è il sole è come se ti aprisse le braccia e ti invitasse a entrare.














Questa è la mia New York... chissà se anche voi l'avete vista così...
La febbre comincia a salire. Lo stomaco si aggroviglia... mancano due giorni, e poi partirò per LEI, la Grande Mela, la città-calderone, che fagocita e irrita e stravolge, e ti fa stare sempre col naso all'insù.
New York. Chi lo avrebbe mai detto. Quando mio fratello mi propose di comprare il biglietto, rigorosamente in offerta superspeciale, pensai: "ma no... prima voglio vedere altri mille posti...che me ne faccio dei grattacieli e dello shopping e di tutto quel caos..." Poi la proposta è diventata un vero e proprio regalo, e mi sono ritrovata fra le mani un biglietto di andata e ritorno Fiumicino-Heathrow-JFK. Due giorni dopo ecco sulla mia scrivania la Lonely Planet. Che faccio? Comincio a sfogliarla, a leggerla minuziosamente, a cogliere tutti i particolari di una metropoli che in realtà potrebbe essere uno stato a sé, per la quantità innumerevole di lingue, razze, usanze, abitudini che la contraddistingue. E così ho scoperto che c'è una grossa rivalità su chi è più trendy e cool fra l'Upper West Side e l'Upper East Side, che LittleItaly sta scomparendo perché inglobata da Chinatown, che non è vero che mangiare costa caro perché a ogni angolo si incontrano bistrot e chioschetti e piccoli ristorantini, che lì come a Roma va di moda il kebab, che Central Park non è solo un semplice parco ma un contenitore verde che pulsa di eventi, culture e spettacoli. Ho scoperto che il giovedì e il venerdì sera entrare al Guggenheim ti costa quello che vuoi tu, che la domenica ad Harlem ci sono le messe gospel, che la Notte Stellata di Van Gogh e La Persistenza della Memoria di Dalì sono in mostra al Moma, e che c'è un battello gratuito che collega Staten Island con la punta di Manhattan, da prendere per godere di una splendida vista dello Skyline.
Ho letto che gli newyorkesi vanno sempre di fretta e che è proibito fermarsi in mezzo alla Fifth Avenue, pena lo schiacciamento degli altri pedoni che corrono a lavoro o verso il negozio preferito per lo shopping. Ho letto tante di quelle cose che potrei raccontarla già così New York, senza averla vista. Ma come al solito non mi basta. Ho bisogno di toccare tutto con mano, di mischiarmi fra la folla, di guardare la gente negli occhi, di sentirmi anche un po' straniera e un po' ospite, per poter dire che l'ho vissuta. Anzi, che l'abbiamo vissuta. Perché al mio fratellone, il mio compagno fedele di viaggio, sto attaccando la Febbre da Viaggio, ed ora lui è perfino più emozionato di me.

Con ogni probabilità, questo è lo spettacolo che ci accoglierà al momento dell'atterraggio...
Che siano stati davvero 300 contro un milione
Che le scenografie fossero mozzafiato e surreali
Che gli abiti degli Spartani fossero realmente quelli
o se i guerrieri fossero davvero tutti così belli...
...sinceramente non mi interessa.
So solo che, dopo aver visto Il Signore degli Anelli
Il Gladiatore
e La Tigre e il Dragone...
in qualsiasi altro film
i mostri non sono più così mostri
"Forza e onore" non ha più lo stesso dolce e implacabile significato
e lance e spade non sembrano mai abbastanza affilate.
Apprezzo l'originalità. E' senz'altro un film ben fatto.
Ma di più non posso.
6 e mezzo per 300!!

C'era una volta un uomo....
...di nome Marc Chagall, che non sapeva fare altro nella vita che disegnare... era un uomo di origini umili, nato a cresciuto in Russia, a contatto con la terra, la natura e immerso nel rassicurante focolare familiare. Un uomo di fede, che sentiva forte il senso della propria religione e di quelle diverse... un uomo che fu costretto a nascondersi, a fuggire, a vivere lontano dalla sua casa a causa della guerra, del razzismo, dell'odio fra i popoli. Non perse mai la sua innocenza, la coscienza delle proprie radici, e in tutte le sue opere si poteva respirare l'aria dell'infanzia. Era un uomo che sapeva amare, amava la sua Bella, la ritraeva in tutte le forme, in tutti i suoi profili. E quando Bella morì lui si spense un po' insieme a lei... la sua vita semplice lo portò a vivere a lungo, e a regalarci delle opere straordinarie; opere di fantasia, di galli volanti, di animali fantastici e colori vivissimi, opere bibliche e blasfeme, opere di paesaggi incantati e di quarti di lune. Opere dove la parola amore sembra essere dappertutto.

Ecco, mi è sembrato proprio di riconoscerlo, Marc Chagall, in mezzo a tutti quei quadri, di vederlo... di toccare le sue emozioni. Mi è sembrato di sentirmi felice difronte a quelle tele dove sempre, aguzzando lo sguardo, si potevano scorgere due figure, abbracciate, unite l'una all'altra, che invitavano a una promessa, quella di vivere nell'innocenza, nella semplicità, nella tenerezza.