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mercoledì, 28 febbraio 2007

Fra 24 giorni la mia migliore amica si sposa.
No. Dico. Si sposa. Abito bianco, velo di tulle, giuramento davanti a Dio, fedi dorate, lacrime a fiumi... quella cerimonia lì. Proprio quella. E io l'accompagnerò in Chiesa. Una chiesina affacciata sul mare di Anzio che non ho ancora visto... dicono sia piccola, e gialla, con il campanile antico come quelle di paese.

Fra 24 giorni a 24 anni. Una scelta coraggiosa, per molti. Sicuramente per tutti quelli che le hanno chiesto "ma che sei inciiiiintaaa?", "ma scuuuusa, proprio mo' che ce stanno i Paaaacs", "ma sei così gioooovane, perché proprio adeeesso?". Vaglielo a spiegare, a tutti quelli lì, che i due futuri sposi in realtà sono già sposati da quando stanno insieme, che hanno riempito di amore e calore una casa minuscola che riescono a rendere immensa, che la sera lui torna dall'aeroporto ancora in divisa e lei gli salta al collo e gli dice "quanto sei bello con la cravatta", che la domenica non ci sono per nessuno perché è il giorno delle partite e dopo aver visto la Roma su Sky se ne vanno a teatro e poi in giro per Trastevere a bere vino e a fare invidia al mondo... Vaglielo a spiegare a tutti quelli che ridono di loro, perché oggi sembra così strano che a 24 anni si trovi la persona della propria vita, e ancora più strano che si pensi che quella vita diventi di tutti e due, e verrà vissuta insieme "finché morte non ci separi". E non è una questione di religione, perché l'amore non ha molto di cattolico. E' questione di pelle.

Quando senti che ogni centrimetro della tua pelle si incastra così perfettamente con quella dell'altro, quando aldilà dell'epidermide senti il suo sangue scorrere intenso, e il fluire dei suoi pensieri e sensazioni, e diventi tutt'uno in un abbraccio, e senti di appartenerti, di potertici sciogliere in quell'intreccio, e ti senti al sicuro mentre fuori c'è la tempesta. Quando ti si dice "ho respirato il tuo calore". Quando ti si aspetta per iniziare a mangiare, e anche per finire a volte, perché è più bello fumarsi una sigaretta insieme. Quando si esce dal cinema e si parla per due ore di com'è stato il film, quando per le strade di una città straniera si cammina sempre mano nella mano, allo stesso passo, con il naso all'insù ad ammirare i piccoli particolari. Quando si fa cassa comune. Quando non esiste la generosità, perché quello che fai in due lo stai facendo per te stesso. Quando sbagli e accetti di sbagliare, e chiedi scusa senza che ti pesi. Quando non hai paura di ammettere che hai paura, quando tutto sembra così assurdo ma ti riesce così semplice.

"...per riempire col secchio il tuo mare
con la barca di carta che non vuole affondare"

Ecco quando più o meno accade questa cosa qui.
postato da: LadyMarian alle ore 11:06 | link | commenti (6)
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venerdì, 23 febbraio 2007

LalliSulCanale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho visto case alte e strette dalla finestre bianche e le facciate storte
Ho visto nebbia e goccioline di pioggia fine e morbide come neve
Ho visto tante luci dove perdersi e ritrovarsi
Ho visto donne in vetrina ai piedi di una chiesa di seicento anni fa
Ho visto gente pedalare indisturbata sotto la pioggia, spedita e incurante
Ho visto un coffeeshop di legno a cui mi sono tanto affezionata e...
...ho sentito profumi che non posso stare qui a cercare di descrivere...
Ho visto i controllori sui tram... e le persone felici di pagare il biglietto
Ho visto il ponte levatoio più vecchio della città, arrugginito e fiero in mezzo all'acqua
Ho visto La Camera da Letto ad Arles di Van Gogh... e mi sono emozionata
Ho visto i fiori... su delle casine galleggianti... ho visto tulipani e tulipani e tulipani...
Ho visto piazze piene di giovani, di locali, di musica e colori
Ho sentito tanto calore, in questa città che di freddo ha solo il vento...

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postato da: LadyMarian alle ore 10:01 | link | commenti (8)
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martedì, 13 febbraio 2007

Bum bum bum... che strana sensazione piangere così.
(Non sarà troppo "Breaking the girl" che gira nel pc per la decima volta?)

postato da: LadyMarian alle ore 17:19 | link | commenti (10)
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lunedì, 12 febbraio 2007

Bum bum bum. Il cuore batte un po' accelerato negli ultimi giorni.
Bum bum bum. Sono i sogni che faccio, senza dubbio sì... pieni di figure femminili che per un motivo o per un altro nella vita reale mi hanno ferita... e che nel mio subconscio onirico si manifestano come angioletti quieti e generosi. E mi fanno svegliare guardinga.
Bum bum bum. E' questo cavolo di colloquio, che mi slitta di giorno in giorno, di ora in ora, e onestamente adesso ho perso tutta la voglia di farlo... anche perché ne ho un altro all'orizzonte decisamente più allettante...
Bum bum bum. E' un viaggio che forse aspetto da anni, in equilibrio fra maltempo, nebbia e malocchi. Che se stavolta ce la faccio, ci metto proprio la bandierina su quella piazza.
Bum bum bum. L'esame di domani, passato in secondo piano rispetto alla febbre e ai colloqui di cui ho parlato sopra... Avessi avuto più tempo e più voglia, avrei fatto molto di più.
Bum bum bum. Un film, che film... Manhattan che ruggisce di giorno e pulsa di notte, ricca e plebea signora in bianco e nero che si lascia violentare dai passanti, dai lavoratori, dagli intellettuali e dai visitatori (e presto da ME!). Central Park che respira sempre allo stesso ritmo, come un'oasi nel caos cittadino. Woody Allen che non credevo potesse essere così affascinante nel 1979...!! Storie in cui mi rifletto e ritrovo le mie stesse paure di qualche tempo fa... e sorrido perché almeno quelle, quelle lì sì, sulla persona giusta che non esiste, sull'amore che non esiste, sulla paura di rimanere soli, almeno le ho superate.

Manhattan_loc














“Capitolo primo. Adorava New York. La idolatrava smisuratamente”. Ma no, è meglio: “la mitizzava smisuratamente. Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero, e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin”. Ahhm, no, fammi ricominciare da capo. “Capitolo primo. Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto. Trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico.Per lui New York significava belle donne, tipi in gamba che apparivano rotti a qualsiasi navigazione”. No, roba stantia, troppo stantia, di un gusto… Insomma, dài, impegnati un po’ di più. “Capitolo primo. Adorava New York. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. La stessa carenza di integrità individuale che porta tanta gente a cercare facili strade stava rapidamente trasformando la città dei suoi sogni in una…” Non sarà troppo predicatorio? Insomma, guardiamoci in faccia: io questo libro lo devo vendere. “ Capitolo primo. Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com’era difficile esistere in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia”. Troppo arrabbiato. Non voglio essere arrabbiato. “Capitolo primo. Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre”. No, aspetta, ci sono. “ New York era la sua città e lo sarebbe sempre stata”

postato da: LadyMarian alle ore 10:10 | link | commenti (4)
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mercoledì, 07 febbraio 2007

La stagione dell'amore viene e va,
i desideri non invecchiano quasi mai con l'età.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.
La stagione dell'amore viene e va,
all'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà.
Ne abbiamo avute di occasioni
perdendole; non rimpiangerle, non rimpiangerle mai.
Ancora un'altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore.
Nuove possibilità per conoscersi
e gli orizzonti perduti non ritornano mai.
La stagione dell'amore tornerà
con le paure e le scommesse questa volta quanto durerà.
Se penso a come ho speso male il mio tempo
che non tornerà, non ritornerà più.

"La stagione dell'amore" - Franco Battiato

SintNicolaas

postato da: LadyMarian alle ore 14:17 | link | commenti (5)
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giovedì, 01 febbraio 2007

Sono fiduciosamente in attesa. Aspetto paziente che il sito di facoltà pubblichi i risultati dell'esame d'inglese, e nel frattempo mi preparo per quello di Processo Produttivo di uno spettacolo... ma il catalogo di Ikea è troppo, troppo vicino, sul mio tavolone di legno, e allora il dito non ce la fa a resistere, e come se toccasse un frutto proibito, sfoglia imbarazzato ed entusiasta quelle pagine così piene di colori, ambienti, tessuti, che viene voglia di perdercisi dentro e comprare tutto, ma proprio tutto... il fatto è che in 3mx3m di camera, più di un letto, un armadio, un comodino e una cassettiera non ci stanno... però l'ho vista la cameretta dei miei sogni, in quel meraviglioso color impiallacciato betulla verniciato trasparente che fa molto casa delle bambole... Il letto abbastanza piccolo da non farmi sentire troppo sola e abbastanza grande da accogliere un'altra persona all'occorrenza... Il comodino dove poggerò tutte le sere il mio libro, la cassettiera dove proverò a infilare tutte insieme le mie decine di sciarpe di lana, col rischio di sfilacciarle tutte, il copripiumino, rigorosamente in tinta con la parete sì... color celeste puffo................... una bambina, dovrebbero vedermi...
Nel frattempo le giornate pre-esame scivolano senza fretta, fra compleanni, cene volontariamente saltate, inviti non accettati, ricorrenze da appuntare e festeggiare come se fossero nazionali... RyanAir continua a cancellare i voli... amiche lontane si preparano a portare un po' di sole... (è stato sempre così Ra, non deludermi questa volta!)... e io... io comincio ad avere l'acquolina in bocca.................

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postato da: LadyMarian alle ore 18:32 | link | commenti (4)
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